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“Su questo monte voglio lasciare la mia impronta"

2022-08-02 17:56

La redazione Boniviri

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“Su questo monte voglio lasciare la mia impronta"

Passeggiata tra i filari con Giovanni Messina, che sul Monte Gorna, piccolo vulcano spento alle pendici dell’Etna, sta realizzando il sogno di famiglia.

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Passeggiata tra i filari con Giovanni Messina, che sul Monte Gorna, piccolo vulcano spento alle pendici dell’Etna, sta realizzando il sogno di famiglia: il progetto di viticoltura eroica Eudes vini.   

 

È troppo presto per Trecastagni, la città riposa ancora mentre i vapori del mare raffreddano i fianchi caldi dell’Etna, ieri sera il vulcano ha starnutito polvere e lapilli. Giovanni mi aspetta alla fine di una strada sconnessa, da lì in poi possiamo procedere soltanto con il suo pick up. Capisco subito che il suo progetto ha qualcosa di eroico. Per raggiungere le vigne dobbiamo procedere a passo d’uomo su una striscia stretta di massi sconnessi. Chi glielo fa fare, penso, mentre i rovi graffiano la carrozzeria. “Quando mio padre, negli anni ’70, ha comprato questo terreno sul Monte Gorna, alle pendici dell’Etna, non c’era nulla. Su questa striscia di montagna, che contemplava ogni giorno dalla piazzetta del paese, laggiù, papà sognava di realizzare un’azienda agricola. Mi sono innamorato del suo sogno, l’ho fatto mio e ho trasformato questo terreno nel mio angolo di paradiso – mi racconta con gli occhi umidi di commozione. L’ho fatto per mio papà e per la mia famiglia: mia moglie Laura e le nostre figlie Greta e Alice. Su questo monte voglio lasciare la mia impronta”.

 

Il bosco si dirada all’improvviso lasciando spazio a un anfiteatro naturale scolpito da terrazzamenti su cui si appoggiano le viti coltivate ad alberello. È uno spettacolo naturale che toglie il respiro: dietro di noi la montagna, davanti il mare. Una tavola blu su cui si specchia il sole caldo che accarezza tutto l’anno le vigne generose di uve Carricante, Catarratto e Nerello Mascalese. Sono vigne felici e non può essere altrimenti con questo orizzonte larghissimo davanti. La Calabria e Taormina da un lato, Siracusa, Noto e il sud dell’isola dall’altro. Da queste uve cariche di sole e di mare nascono i vini Eudes. Vini veri, profondi con un carattere minerale spiccatissimo donato dal vulcano. “Ho circa cinque ettari vitati, vorrei piantarne di nuovi fino a raggiungere la cima del Monte” – mi dice Giovanni mentre con un gesto sapiente e affettuoso ‘accuccia’ il terreno intorno a una marza, la porzione di pianta da cui nascerà la nuova vigna.

 

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“Quello che vedi è il risultato di anni di sacrificio, abbiamo dovuto superare momenti molto difficili, come l’incendio del 2020. Doloso, purtroppo, come i tanti incendi che ogni anno si verificano qui”. Di quel giorno Giovanni ricorda tutto nei dettagli. “Alle 14.30 mi ha chiamato Roberto Carbone, coltivatore Boniviri anche lui. Aveva visto del fumo nero alzarsi dal Monte Gorna. Ho chiamato la forestale, i vigili del fuoco, non sapevo più a chi chiedere aiuto mentre l’incendio si divorava le vigne. I soccorsi sono arrivati tardi e dopo un po' si sono fermati. Ho dovuto lottare contro l’incendio da solo, rischiando la vita, insieme ad alcuni amici che si sono precipitati qui appena hanno saputo”.

 

Intanto parte della vigna è morta e bisogna ricominciare da capo, racconta Giovanni con la voce rotta di rabbia, la pelle scavata dal sole e dallo zolfo, e lo sguardo dritto di chi non ha paura e vuole andare fino in fondo al suo destino. “‘Nun sacciu chiddu che sta faciannu’, mi dicono gli amici quando vedono che mi arrampico sul Monte Gorna, il mio Monte, con il pick up”. Chi te lo fa fare, continuo a pensare mentre mi racconta della sua terra, bella e difficilissima, dei clienti che pagano in ritardo, del cielo che senza motivo sputa grandine sugli acini fragili e rovina il lavoro di un anno.

 

“Cu tu fici fari”, a Giovanni, glielo dicono in tanti. Ieri c’era l’incendio, oggi c’è la guerra che, anche se lontana, è arrivata lo stesso quaggiù con i costi che schizzano e le materie prime che scarseggiano. “Tappi, bottiglie, tutto è diventato carissimo. La vasca fatta su misura in acciaio oggi costa tre volte tanto. La stessa, uguale identica. Anche le lavorazioni sono diventate più care. Per questo, insieme al mio enologo e amico Angelo stiamo costruendo la nostra cantina. Una parte è già pronta, mancano solo la pressa e il gruppo frigo”.

 

È domenica e Giovanni deve rientrare, a casa lo stanno aspettando. “Ho una famiglia meravigliosa, continuo a farlo soprattutto per loro. Quando torno a casa e giro la chiave dimentico tutto. Vorrei che un giorno Alice e Greta facessero crescere questa realtà. Anche se sono molto piccole, le porto con me ovunque: in vigna, quando facciamo gli assaggi, quando prendiamo la campionatura”. Sul logo di Eudes Giovanni ha riprodotto le loro impronte digitali, insieme a quelle della moglie Laura.

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Chi glielo fa fare, continuo a pensare, mentre bevo un calice di Bianco di Monte 2016, un carricante in purezza che non ha paura di invecchiare, uno dei vini ai quali Giovanni è affezionato di più. In quel calice sento il mare con tutta la sua sapidità, sento il vulcano con tutta la sua mineralità. E sento l’impronta di Giovanni: un intreccio inconfondibile di amore e follia. E di coraggio, quello di chi vuole realizzare i propri sogni, fino in fondo.

 

Forza Giovanni, continua a farlo anche per noi.

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