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Perché il mestiere dell'agricoltore è sempre più cool

2022-10-13 20:01

Davide Tammaro

farmer will

Intraprendenti, efficaci, soprattutto smart. I millennials investono (con successo) nella terra fondando aziende guidate da un purpose.

farmer will

In foto: il ventitreenne Will Young – nome in codice “Farmer Will”

 

Intraprendenti, efficaci, soprattutto smart. I millennials investono (con successo) nella terra fondando aziende guidate da un purpose. E grazie ai social, questa professione un tempo snobbata attrae milioni di follower. In Italia e non solo. 

Prima c’erano gli avvocati, i medici, gli ingegneri. Poi sono arrivati gli chef, i fashion designer, gli influencer. È passato il tempo, sono passate le mode, ma al primo posto delle job title meno ambite è rimasto sempre lui: il contadino.

 

Eppure, qualcosa sta cambiando. Nel 2020[1], anno dello scoppio della pandemia e del primo lockdown, su 86mila aziende fondate in Italia da giovani under 35, oltre 6mila sono nate nel settore agricolo, al terzo posto dopo il Commercio al dettaglio (oltre 10mila) e quello delle Costruzioni specializzate (oltre 8mila).

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ITALIANS DO IT BETTER

 

I giovani italiani ci sanno fare, più dei loro colleghi europei. Secondo gli ultimi dati Eurostat, le aziende agricole italiane condotte da under 35 generano una produzione standard per ettaro di gran lunga superiore a quella dei principali Paesi europei: +36% dei tedeschi, +57% dei francesi, +60% degli spagnoli.

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BAMBOCCIONI A CHI?

 

I giovani italiani sono più bravi anche più dei loro colleghi italiani over 55, con una resa per ettaro superiore del 40% (4.964 vs 3.546 euro/ettaro). E se il numero di aziende condotte dai loro colleghi più anziani è superiore in valore assoluto, in media le aziende di questi ultimi hanno una dimensione decisamente inferiore rispetto a quelle condotte dai giovani. In sintesi: i giovani imprenditori agricoli italiani sono in grado di gestire con più efficienza aziende di dimensioni più importanti.

 

LA CULTURA CONTA

 

Se il mestiere dell’agricoltore fa bene e paga bene, perché la rivoluzione è così lenta? "Per fare la rivoluzione agricola bisogna prima di tutto innescare una rivoluzione culturale – spiega Davide Scaravilli, giovane coltivatore che aderisce al progetto Boniviri, Finché le persone assoceranno l'agricoltore al contadino povero con la zappa, i giovani continueranno a snobbare la terra. Dobbiamo trasmettere il messaggio che l'agricoltura, nonostante le difficoltà, è un settore bellissimo in cui lavorare, su cui fare innovazione e da cui si possono ottenere grandi soddisfazioni, anche economiche. È una questione di reputazione, e noi dobbiamo lavorare, tutti insieme, affinché cambi. È la nostra sfida più grande: la vinceremo solo se impareremo a fare rete”. La causa della cattiva reputazione, insomma, è prima di tutto culturale. Cambiarla si può, facendo rete e imparando a usare le (potenti) armi dei social media.

 

L’ASCESA DELLE AGRISTAR

 

Intraprendenti, efficaci, soprattutto smart. Come dimostra un articolo pubblicato recentemente dal Financial Times, la nuova generazione di agricoltori attrae sui social media centinaia di migliaia di follower. Il ventitreenne Will Young – nome in codice “Farmer Will” -, su TikTok ne ha 900,000, Jessica West (@missfarming) e Drew Steel (@dr3wmeister) hanno audience altrettanto numerose. Su queste piattaforme raccontano a colpi di video le loro giornate lavorative tra mucche da mungere, campi da arare, pecore da tosare. Nell’epoca della “Great Resignation”, dove sempre più giovani abbandonano lavori ben retribuiti alla ricerca di uno stile di vita più equilibrato[2] e professioni più in armonia con il proprio self, il mestiere dell’agricoltore – complici i due anni di reclusione pandemica - appare sempre più cool.

farmer will

LA MOLLA DEL PURPOSE

 

Non è soltanto una questione di aria aperta (e pulita). La motivazione che spinge i giovani a investire nella terra è autentica e profonda. È una questione di sogni, come quelli di Giovanni Messina, che sul Monte Gorna, piccolo vulcano spento alle pendici dell’Etna porta avanti il progetto di viticoltura eroica desiderato dal padre, e di Roberto Carbone, che di fronte al bivio “restare in Sicilia – partire per il Nord”, ha deciso di imboccare la prima strada e fondare la sua azienda di spezie ed erbe aromatiche. E di senso, perché l’impresa deve dare soddisfazione, anche economica, ma soprattutto deve generare un impatto positivo. È questa la vera chiave che sta spingendo le nuove generazioni a fondare aziende che hanno l’ambizione di risolvere i problemi più urgenti della nostra società.

 

 

LE SOCIETA’ BENEFIT GUIDANO L’IMPACT REVOLUTION

 

L’“Impact Revolution”, come la definisce Ronald Cohen in “Impact. La rivoluzione che sta cambiando il capitalismo”, ovvero il nuovo modello di economia che pone l’impatto, ambientale e sociale, al centro del progetto di sviluppo d’impresa - e che, in Italia, si concretizza nella forma giuridica delle Società Benefit - è guidata proprio dai giovani. “Il modello profit-with-purpose - scrive Cohen - è il segno distintivo della generazione dei millennial”. Una rivoluzione gentile, ma inesorabile, come dimostrano i numeri delle Società Benefit nel Belpaese, in forte crescita nel periodo pandemico, e di cui Boniviri – a proposito di giovani e agricoltura - rappresenta uno degli esempi più riusciti.

 

[1] Agribusiness e cambiamento climatico in Italia, Rome Business School

 

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